Romanzo Familiare

26.10.2025

Gianni Rodari, nel 1970 spendeva queste parole: "Dove c'è un errore di mio figlio, prima di tutto ci dev'essere stato un errore mio. In qualche cosa, in qualche modo, non so dove e quando, se ha sbagliato lui prima devo avere sbagliato io. Nel caso specifico: ho sentito dire molto bene 'la droga è una fuga'. Potrei essere stato io a contribuire a creare le condizioni per questa fuga. 'Come?', per esempio non aiutando il ragazzo a costruirsi gli strumenti morali e intellettuali per affrontare quella realtà da cui poi fugge. Faccio l'esempio, uno di questi strumenti è esattamente lo spirito critico con cui si guardano le cose, si studia il mondo e così via. Ma, lo spirito critico, nei nostri figli spesso ci dà fastidio: se hanno troppo spirito critico sono subito indisponenti, lo spirito critico è la cosa contro cui combattiamo noi genitori, molte volte i professori, certamente non tutti. Ecco, noi gli togliamo questo spirito critico, poi i ragazzi hanno molti slanci, noi li troviamo esagerati. I ragazzi hanno una capacità di dedizione, e noi diciamo: 'ma guarda, è pericoloso, stai in casa, pensa ai fatti tuoi. Non fare politica, non ti compromettere'. E gli togliamo anche questo, noi lo svuotiamo, se agiamo così."

Adesso, Giovanni Francesco Rodari di parole ne ha impiegate infinite, ed ha saputo collocarle tutte al posto giusto, all'esatta distanza l'una dall'altra. Ha saputo profumarle di significato, colorarle, abbellirle, renderle forti e coraggiose. Questo l'ha fatto lui. Chi udiva o chi leggeva si limitava a qualche giudizio scimmiottato, - probabilmente anche in dialetto-, mentre si portava il bicchiere di vino alla bocca e si completava la locuzione con un rutto come forte segno di interpunzione.

Rodari era giudicato da chi era infiniti solchi lontano da lui, oppure da chi lo guardava dall'alto, sotto il nodo della propria cravatta. La cosa che accomuna il basso e l'alto è l'ignoranza. Nel mezzo, c'erano quelli uguali a lui, quelli che le parole le impiegavano per riflettere sul loro tempo, ed incredibilmente anche su quello futuro. Nel mezzo ci sono sempre stati i giusti, disegnati da cattivi.

A più di mezzo secolo di distanza queste parole acquistano un valore che le rende vive forse come non lo sono mai state.

Mentre a Catania giocano con i proiettili, a Palermo scherzano con polveri bianche e fumi inquinanti, mentre a Perugia gli sguardi costano la vita (quando invece la bellezza è stata fatta proprio per essere guardata), mentre a Milano qualche uomo ammazza la madre del proprio figlio. Mentre in questo mondo da cui vorrei sparire fa tutto così paura, Gianni Rodari ci dava le soluzioni senza che qualcuno gli avesse posto problemi.

Soluzioni per cui ancora oggi qualcuno si limita a giudizi scimmiottati, -probabilmente in dialetto-, mentre si porta un bicchiere di vino alla bocca e completa la locuzione con un rutto come forte segno di interpunzione.

Le soluzioni non sono accettate, ma i problemi urlano di esistere. I problemi sono questi adulti saccenti, dal sentire onnipotente, che si vestono da dei di qualche strana religione ed imbastiscono tribunali della Santa Inquisizione, risvegliandola dalla tomba.

Con la speranza che tanti Gianni Rodari riprendano vita, e voce, e parole,-in ginocchio-, vi chiedo tregua.

Siamo i figli belli delle vostre guerre, non i figli brutti delle vostre belle guerre. 

Alice Canzoniero

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